Quando la religione si ideologizza diventa determinante la gestione del potere per imporre la proprie norme. La libertà è considerata un attentato e con la violenza tutti devono uniformarsi al “credo” imposto.
Lo abbiamo visto drammaticamente in azione nel presente in alcuni stati islamici, lo abbiamo visto nei secoli passati in alcuni casi anche in Europa quando si è sovrapposta la sfera temporale e quella religiosa. A fronte di questa impostazione negli ultimi decenni fa da contro altare una visione che vede nella guerra lo strumento per imporre il proprio dominio economico e geopolitico. Guerre che sempre hanno generato un disordine crescente, destabilizzando intere aree del mondo, creando sofferenze soprattutto a grandi masse di persone senza alcuna tutela. Guerre che hanno bisogno di trovare una giustificazione morale fondata sulla asserzione della superiorità dei valori occidentali, nascondendo però l’interesse reale legato all’affermazione unilaterale del proprio potere economico e politico. Dopo la caduta del muro di Berlino questa impostazione l’abbiamo vista, contravvenendo a quello che viene definito Diritto Internazionale, nei bombardamenti della Jugoslavia nel 1999, nell’invasione dell’Iraq nel 2003, nella destabilizzazione della Libia nel 2011, in perfetta continuità con i bombardamenti dell’Iran di questi giorni.
La guerra ha sempre dimostrato storicamente la sua totale insufficienza a ricreare giustizia ed ordine, al contrario ha sempre mostrato di essere un’acceleratore di violenze e distruzioni infinite.
Il cuore dei valori occidentali oggi sono incarnati da San Francesco, che già 800 anni fa ci ha fatto vedere, incontrando durante la quinta crociata il Sultano Malik Al Kamil, che l’unica via è quella dell’incontro e del dialogo, quella di mostrare il fascino di un’umanità disarmata.
Solo così si vince, vince l’umano.
Massimo Valentini