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La Collaborazione tra i Comuni

1 Maggio 2017

Approfondimento di Massimo Valentini

Presidente Fondazione San Giacomo della Marca

 

Pubblicato su Il Resto del Carlino il 4.05.2017

 

Nei giorni scorsi la città di Fermo ha ospitato la mostra sui 70 anni della Repubblica che ha documentato come il dialogo tra uomini di culture diverse ha reso possibile l’inizio del cammino repubblicano e la ricostruzione del paese. Questo tema dell’incontro con l’altro come la risorsa fondamentale per qualsiasi progetto di cambiamento ritorna prepotentemente in primo piano anche quando si parla di finanze pubbliche, di organizzazione dello Stato e dei suoi organi periferici. La crisi della finanza pubblica generata da un uso dissennato della stessa negli anni passati, dall’invecchiamento della popolazione e dalla crisi finanziaria mondiale che ha colpito soprattutto i paesi più indebitati, ha costretto in questi anni i vari governi che si sono succeduti a tagliare la spesa pubblica intervenendo anche sulla organizzazione dei Comuni che in Italia è particolarmente complessa in quanto ci sono una miriade di municipalità che soffrono fortemente il taglio dei trasferimenti pubblici. Per questo sono state nel tempo emanate norme che impongono la gestione associata di servizi fondamentali nei Comuni più piccoli, nonché l’incentivazione  a unioni dei Comuni e soprattutto alla fusione degli stessi. Osservando le dinamiche in atto si colgono due difficoltà fondamentali. La prima è relativa alla cultura di un municipalismo chiuso in se stesso che in questi anni ha costituito il freno più grande allo sviluppo del territorio, accumulando ritardi storici nei confronti di altri territori che invece sono diventati più competitivi nel contesto della globalizzazione. Il sistema delle imprese e del terzo settore in questa visione non solo non hanno trovato un supporto alla propria azione di sviluppo , ma in molti casi un ostacolo oggettivo. La seconda dinamica in atto riguarda il tentativo portato avanti da Governo e Regione di indurre a processi di accorpamento e fusioni attraverso norme regolamentari e benefici economici. Questa impostazione seppur necessaria in linea generale rivela nella sua applicazione, soprattutto a livello regionale, i limiti della cultura tecnocratica che riduce il raggiungimento di obiettivi di efficienza economica a processi amministrativi imposti dall’alto facendo fuori invece l’elemento decisivo che può gestire con risultati positivi tali processi, ovvero persone che portano la cultura dell’incontro con l’altro, con il diverso da sé, come condizione necessaria per lo sviluppo personale e del territorio a cui si appartiene. La storia recente ci da innumerevoli dimostrazioni dell’inadeguatezza di tale impostazione che nata con l’intento di ottimizzare l’uso delle risorse pubbliche ottiene come risultato il peggioramento qualitativo dei servizi prestati e lo sperpero di risorse pubbliche. Tali processi per essere efficaci richiedono un’assunzione di responsabilità attiva da parte delle persone coinvolte che devono scoprire come la collaborazione con l’altro è un vero arricchimento e può portare nel tempo anche a vari tipi di integrazioni che saranno l’esito di un percorso e non l’inizio dello stesso. Tale scoperta richiede realisticamente una omogeneità di partenza data da una comunanza oggettiva di storia, di cultura,  di tessuto economico e richiede il tempo di un percorso in cui l’obiezione campanilistica potrà essere definitivamente sconfitta solo dall’esperienza di un bene evidente per sé e il proprio territorio scoperto nel processo di collaborazione. Da questo punto di vista la Regione più che forzare tali processi dovrebbe intervenire unicamente per premiare le dinamiche positive in atto che nascono dalla libera determinazione della realtà locali che nel bene o nel male saranno comunque le protagoniste di questi cambiamenti. Diverse testimonianze ci dicono che su questo tema la realtà è in movimento, come ad esempio il rinnovato rapporto tra le amministrazioni di Ascoli,Fermo e Macerata sulla questione Camere di Commercio che ha fatto riemergere la necessaria prospettiva strategica di un rafforzamento dell’area Marche Sud, in cui l’omogeneità di cui si diceva prima è concreta e costituisce oggi un orizzonte imprescindibile per le politiche locali ; oppure l’ azione di ben 17 Comuni dell’area del Monti Sibillini che stanno progettando insieme la politica turistica per quei territori. Anche nel dibattito per la prossima tornata delle elezioni amministrative non si possono non mettere al centro anche queste tematiche che sono decisive per il futuro dei nostri Comuni. Nell’incontro del 5 maggio discuteremo di questi temi con la consapevolezza che solo un uomo aperto alla diversità dell’altro può crescere e generare quelle efficienze di cui abbiamo tanto bisogno.

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