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Fatti e non fatti d’Europa… dopo l’incontro

26 Giugno 2014

“Fatti e non fatti d’Europa”. Questo il titolo dell’incontro di mercoledì 30 luglio a Porto San Giorgio. A tema, l’Europa, sicuramente. Ma a tema anche la persona, la sua – la nostra – capacità di giudizio e di azione. Con una domanda sempre presente sullo sfondo: la consistenza dell’io e la consistenza dell’Europa Unita.

Sul palco del teatro comunale, dove l’evento s’è spostato da Villa Bonaparte per l’incertezza del tempo, sono saliti Massimo Valentini, presidente della Fondazione San Giacomo della Marca, e Gianmaria Martini docente di economia politica all’università di Bergamo. Non un convegno e non una relazione. Un dialogo, invece, su un tema impegnativo, di fronte ad una folta platea con pubblico anche nei palchi centrali.

Valentini ha introdotto parlando di due atteggiamenti, entrambi manichei, oggi presenti circa la questione europea: quanti difendono tout cour il Vecchio continente, e quanti lo avversano con lo stesso impeto. Le cose però non sono mai bianche o nere. Molto di positivo ha portato l’Europa ma diverse sono anche le sue criticità, ha ribadito Valentini. Senza un giudizio capace di cogliere al fondo “i fatti e i non fatti d’Europa”, non si potranno portare nuovi mattoni per la costruzione sempre in itinere di un’Europa migliore. Solo andando alla radice dell’umano, della sua domanda di verità e felicità, è possibile recuperare una dimensione comunitaria della costruzione europea in divenire, come documentano le parole di Schiller dell’Inno alla Gioia della IX Sinfonia di Bethoven adottato come inno europeo dal Consiglio d’Europa nel 1972.

Martini ha esordito con una data: 1950. E’ la famosa “dichiarazione Schumann”, il primo discorso politico ufficiale pronunciato dal ministro dell’economia francese Robert Schuman in cui compare il concetto di Europa come unione economica. Una decina di mesi dopo nasceva la Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Due nazioni già nemiche: Francia e Germania, coinvolte nel massacro della Seconda guerra mondiale, firmavano un trattato su argomenti altrimenti sempre oggetto di scontro.

Martini ha insistito sul concetto di Comunità come insieme solidale, di reciproco aiuto e assistenza. Un concetto che viene da lontano, come aveva precisato in apertura Valentini: dalla cultura cristiana innestatasi su un tessuto ebraico-greco e romano.

Nel corso del tempo la Comunità europea si è allargata, sono entrati in campo nuovi attori, si è creata libertà di circolazione, di lavoro, di mercato, l’introduzione dell’euro che garantisce parità di cambio, l’Erasmus che ha fatto sì che milioni di giovani universitari si muovano tranquillamente da un paese europeo all’altro. Sono fatti importanti, ha sottolineato Martini.

Ma le criticità non mancano. Tra le prime, la riduzione dell’Europa ad una realtà esclusivamente economicista, i conti truccati della Grecia che hanno fatto irrigidire il fronte del nord (Olanda e Germania soprattutto) con le conseguenti drastiche misure di risanamento (anche la nostra Italia, che è tra le nazioni che più contribuiscono al salvataggio greco, risente dei draconiani vincoli posti dalla UE), il comportamento scorretto e poco lungimirante di chi, all’indomani della fine della lira, ha fatto sì che un euro fosse richiesto laddove prima il costo era di mille lire.

Una situazione da cui si potrà uscire solo riandando alle radici comuni del Continente.

Martini ha evocato un fotogramma del film “La grande bellezza” quando il cinico Jep Gambardella parla con la rugosa suora che si nutre solo di radici: le radici sono vivificanti, sono l’unico nostro alimento.

Dopo il dialogo grande esibizione jazz di Fabio Zeppetella e dell’Emanuele Evangelista quartet.

 

 

 

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