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Le news e gli eventi della Fondazione San Giacomo della Marca

I nuovi scenari regionali

18 Settembre 2017

pubblicato su Il Resto del Carlino di domenica 17 settembre 

di Massimo Valentini, Presidente della Fondazione San Giacomo della Marca

 

Nel 1970 iniziò l’avventura delle Regioni a statuto ordinario e nelle Marche la forte presenza di associazioni imprenditoriali nel settore delle imprese caratterizzò le modalità delle politiche industriali nella nostra regione. Giustamente tali enti furono coinvolti nella determinazione delle suddette politiche in quanto rappresentanti diretti di bisogni che provenivano direttamente dalla base imprenditoriale . Era pertanto un tentativo di superare una visione dirigistica coinvolgendo direttamente il mondo delle imprese per insieme determinare i percorsi necessari al loro sviluppo. Negli anni questo sistema si deteriorò in quanto prevalse un modello consociativo ove alla base non vi era la efficacia delle politiche, bensì la tutela di interessi categoriali che dovevano trovare una mediazione. Tali sistema consolidò la strutturazione di una parte della spesa pubblica regionale rivolta alle imprese che perseguiva una esclusiva logica spartitoria senza alcun riferimento alla sua qualità ed efficacia reale. Basti pensare alle decine e decine milioni di euro che negli anni sono stati erogati ai consorzi fidi a prescindere dalla efficienza e qualità dei soggetti beneficiari di tali contributi. Tale sistema creando posizioni di rendita è stato il più grande ostacolo ad uno sviluppo equilibrato del mondo dei confidi che ora versa in grave crisi. L’arrivo della crisi economica non ha reso più sostenibile questo sistema in quanto la riduzione delle risorse ha necessariamente innescato nuovi processi di selettività nella spesa pubblica regionale. L’attuale amministrazione regionale sta affrontando tale situazione con una strategia di razionalizzazione che fa leva su un pensiero cardine, ovvero che una selettività più efficace della spesa può essere perseguita smontando il vecchio modello consociativo con le associazioni e riproponendo un modello in cui la regione centralizza su di sé la gestione delle politiche industriali, non riconoscendo richieste di autodeterminazione dei territori locali, condividendo tale impostazione con alcuni grandi industriali della nostra regione e con alcuni dirigenti regionali di qualche associazione . Tale modello fa leva sulla crisi di una parte di questo mondo associativo e sulla conflittualità e frantumazione interna delle filiere regionali di alcune associazioni. Gli esempi più recenti di questa azione in atto sono stati le modalità di gestione dei processi di accorpamento delle Camere di Commercio che ha visto l’amministrazione regionale , travalicando anche i ruoli a lei concessi dalla normativa vigente, direttamente impegnata per il raggiungimento dell’obiettivo della Camera unica regionale e il processo di accorpamento dei confidi in unico confidi regionale, anche qui svolgendo un pesante ruolo di moral suasion per il raggiungimento di tale obiettivo. Tale impostazione rivela alcune criticità. In primis pensare di recuperare efficienza nell’uso delle risorse attraverso un modello di centralizzazione oggi non è credibile in quanto l’esperienze storica e gli studi conseguenti rivelano il contrario, ovvero che qualità ed efficienza si recuperano attraverso la responsabilità creativa dei soggetti locali che vengono continuamente monitorati sulle loro performance . La qualità ed efficacia della spesa pubblica infatti cresce enormemente se si premiano i meritevoli. In secondo luogo appare vecchio e perdente lo schema di un rapporto con i corpi intermedi esclusivamente basato sui rapporti di forza. Se è palese la crisi di una parte dei corpi intermedi imprenditoriali è altrettanto vero che una parte di essi si sta rinnovando e ripropongono il loro ruolo in questo momento di grandi trasformazioni, inoltre nuovi corpi intermedi stanno nascendo per rispondere alle esigenze particolari delle imprese. Resto il fatto che la ristrutturazione profonda della struttura socio-economica della nostra regione richiede fortemente la presenza di tali corpi intermedi per accompagnare il cambiamento che ciascun imprenditore è chiamato sollecitamente a realizzare. Anche in questo caso il corpo intermedio che non vive di rendita e di potere chiede di essere valutato esclusivamente sulla capacità di esprimere un ruolo positivo nel processo di sviluppo delle imprese e non sulla fedeltà “politica” che viene garantita. Un modello di collaborazione sussidiaria che premia i meritevoli e valorizza la responsabilità di chi svolge azioni positive per lo sviluppo delle nostre imprese sui territori, sottoponendosi alla valutazione costante dell’ente pubblico, appare molto più pertinente di un modello neo centralista con ristretta base consociativa.

Alcuni spunti di riflessione nella speranza che si avvii un dialogo costruttivo su questi temi.

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