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Una Terza Via tra Accentramento e Localismo

15 Gennaio 2016

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Assistiamo in questi ultimi tempi a rilevanti azioni di riforma dopo l’immobilismo che ha interessato gli ultimi decenni. Tali azioni hanno un impatto sui territori molto importanti  cambiando storici riferimenti. Tale cambiamenti hanno delle luci e qualche ombra che necessitano di un dialogo e approfondimento  in modo da portare un contributo non alle strumentalizzazioni di parte , ma al miglioramento degli interventi  che interessano i territori. Un capitolo importante di queste azioni  riguarda la lotta agli sprechi, alle inefficienze, alle autoreferenzialità istituzionali e politiche. La soppressione delle provincie, l’accorpamento delle Cciaa, la riduzione dei parlamentari di riferimento, la riduzione delle società di servizi pubblici locali ed altre norme nazionali che hanno impatto locale si accompagnano ad una serie di azioni delle Regioni che vanno nella stessa direzione. La stessa Regione Marche è attiva su vari temi , impegnata nella razionalizzazione della rete ospedaliera sino alle pressioni per la costituzione di un’unica Cciaa regionale al posto delle due  concordate dal sistema e recepite in prima istanza dalla normativa nazionale , sino alla preannunciata azione per la costituzione di un unico confido regionale e molto altro ancora. Preme sottolineare che attualmente si osserva lo scontro tra due impostazioni culturali. Da una parte l’impostazione governativa e regionale che attualmente sembra soprattutto privilegiare il tema dell’accentramento dimensionale come la possibilità per il recupero di risorse e la qualificazione della spesa e dall’altra la vecchia impostazione localistica, storicamente perdente, che si oppone alla logica dell’accentramento e quindi alle perdite di potere locale senza portare argomenti convincenti   sul tema del recupero delle risorse e della efficienza, in vari casi difendendo l’indifendibile. In tale scontro si rischia di non considerare una terza impostazione che invece recupera risorse e efficienza facendo leva sulla capacità della governance di esprimere livelli di produttività a prescindere dal solo livello dimensionale. Il punto critico della impostazione mirante al progressivo accentramento è quella da una parte di non considerare adeguatamente l’aspetto prevalente della capacità di governance per il miglioramento della produttività e dall’altra di non sviluppare un sistema di controllo e valutazione che sia la base per dei sistemi premianti al raggiungimento dei risultati. L’accentramento dimensionale  normalmente viene gestito dagli stessi soggetti che in piccolo già non sono stati in grado di esprimere una adeguata capacità di governo e nello stesso tempo si sviluppa una sistema dirigistico della politica che si presenta come l’unica in grado di creare efficienza. Il contrario di una impostazione che richiede una svolta sussidiaria in cui si premia coloro che esprimono capacità di governo nei vari settori della vita sociale sulla base di un sistema di controllo e valutazione della qualità che premia i migliori perché più capaci di utilizzare le risorse per lo sviluppo del bene comune. Da questo punto di vista anche le forze vive dei territori sono chiamate, come molti già stanno facendo,  non a difendere l’indifendibile , ma a sviluppare presenze locali efficienti, connesse in  reti lunghe sovra locali, che chiedono alla politica un riconoscimento non in base alla forza della lobby, ma in base alla forza del misurato valore sociale creato.

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